Compassion Focus Therapy, cos’è? Lia Cama Settembre 12, 2023
Compassion Focus Therapy, cos’è?

La pratica della Compassione Focus Therapy si basa sulla teoria dei tre sistemi di regolazione affettiva che, per la mia esperienza, ha una forte valenza psicoeducativa, rende facile la comprensione di sistemi neuropsicologici molto complessi e favorisce il sistema collaborativo nella relazione terapeutica. 

Per descrivere la teoria dei tre sistemi, è utile partire da alcuni concetti  derivanti dalla psicologia evoluzionistica. Scopi di tutti gli esseri viventi sono sopravvivenza e riproduzione, ciò che si traduce in tre motivazioni di base: 1) evitare danni, lesioni e perdite 2) garantire le risorse necessarie per la sopravvivenza e riproduzione, per affrontare le minacce e per la cura dei cuccioli e dei soggetti fragili della comunità 3) ridurre, spegnere, regolare l’uso delle risorse quando il bisogno è “soddisfatto” e “al sicuro” per consentire una condizione di “riposo e digestione” 

Con una efficace rappresentazione visiva, il sistema “rosso” costituisce la protezione dalla minaccia, evolutivamente determinato e geneticamente definito, coerente con la teoria evolutiva, in senso filogenetico ed ontogenetico. Il sistema “blu” è il drive, cioè le energie pronte per la risposta al rosso, in coerenza con il sistema motivazionale attivato. Il sistema “verde” rappresenta la calma, le risorse per perseguire il benessere personale e per monitorare l’equilibrio del rosso e del blu.

Poiché i tre sistemi descrivono il funzionamento biologico degli organismi, è facile comprendere come efficacia ed efficienza del sistema calmante sono importanti per la percezione del benessere psichico e rispetto alla vulnerabilità alle malattie e alla mortalità. 

Se prendiamo l’esempio del comportamento alimentare, il cibo assume il ruolo di mediatore fisiologico rispetto ai bisogni del corpo, ma anche di mediatore emotivo rispetto alla percezione enterocettiva e alla relazione di attaccamento e sociale. Nella lettura CFT, la percezione dei segnali enterocettivi corrisponde all’attivazione del sistema rosso, alla ricerca attiva di cibo e alla conseguente soddisfazione all’interno di un contesto relazionale di attaccamento. 

La possibile interferenza di giudizio critico in ognuno dei tre sistemi, se ripetuta e rigida, può originare schemi disfunzionali, fattori di rischio potenzialmente presenti in concomitanza con eventi attivanti (traumatici, esperienze di vita ecc..) o in assenza di fattori protettivi, secondo il classico modello CBT. 

Semplificando molto, ad esempio la critica “smetti di mangiare, non vedi che sei enorme” agisce su diversi livelli: 

  • invalida la percezione della fame (“sento  fame, ma è sbagliato”, “non posso fidarmi nemmeno dei miei bisogni fisiologici”),
  • altera il sistema di regolazione fame/sazietà (“se non posso fidarmi della fame, come fidarmi della sazietà”, “meglio sottoporre fame e sazietà a un rigido controllo”)
  • altera la percezione del sé (“il mio corpo è sbagliato, IO sono sbagliato” “per essere giusto devo sentire e fare quello che gli altri mi dicono di fare e sentire”).

Se il clima relazionale è orientato alla critica e alla svalutazione, soprattutto in alcune fasi evolutive, è possibile che si sviluppi una certa fragilità, una sensibilità al giudizio che può evolvere in disagio psicologico. 

In logica evoluzionistica, un ingrediente necessario al perseguimento degli scopi individuali e di specie sono le motivazioni finalizzate alla collaborazione e cooperazione. Mentre le motivazioni di rango e competizione sono utili alla definizione dei ruoli e alla distribuzione dei compiti nei contesti sociali, le motivazioni altruistiche favoriscono la vicinanza, la relazione amicale e affiliativa. L’equilibrio dei tre sistemi di regolazione è fortemente basato sul buon funzionamento del sistema verde. L’eccessiva attivazione di giudizio e autocritica deprime il sistema calmante, lasciando troppo spazio a sistemi regolatori disfunzionali. Esempio particolarmente efficace è, a mio avviso, il vomito agito da paziente con la funzione di ridurre lo stress conseguente all’abbuffata; la feroce autocritica per aver ceduto alla compulsione attiva il vomito come tentativo di ricerca della calma, con effetti che però producono nuova autocritica ancora più feroce. 

Anche il sistema motivazionale di accudimento e cura ha bisogno di emozioni affiliative, in carenza delle quali viene a mancare anche l’autocura. Il sacrificio oblativo a favore dell’altro e autosacrificio, se estremo, è un esempio di inefficacia del sistema regolatorio, in quanto il sistema è sbilanciato sull’altro e perde il focus sui bisogni del sé. L’equilibrio del sistema è fondamentale ai fini della percezione di pienezza dell’essere e di benessere.  Persino nella saggezza delle principali religioni  indicano che l’amore per l’altro e per se stessi devono essere in equilibrio.

Relativamente alla percezione di sicurezza, la CFT distingue tra safety (essere al sicuro) e safeness (sentirsi al sicuro), che rende esplicito il senso di precarietà e minaccia continua vissuta in molte forme di disagio psichico. La mancanza di safeness indurrebbe a riflessioni che vanno anche oltre la dimensione psicologica, con una lettura sociologica che spiega fenomeni di disagio sociale e generazionale di cui è necessario tenere conto anche nel lavoro con singoli pazienti.  Una delle pratiche compassionevoli più interessanti è quella del posto sicuro, che consente di sperimentare la differenza tra “essere rilassati” e “sentirsi al sicuro”.

Per saperne di più, consiglio di consultare il sito www.compassionatemind.it